Sono quasi 50 le associazioni del territorio che nelle ultime settimane hanno deciso di condividere lo spirito e gli obiettivi del Dolomiti Pride. A queste si sono aggiunti i Comuni di Trento e Bolzano, il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani e la Commissione Provinciale Pari Opportunità, che hanno concesso il patrocinio alle iniziative in programma e al corteo del 9 giugno.

È andata purtroppo in modo diverso con la Provincia di Trento, che ha risposto alla nostra richiesta di patrocinio con una lettera di diniego sottoscritta dal presidente Ugo Rossi. Una lettera inconsueta nei modi e nei toni, che ci offende in primo luogo come cittadine e cittadini trentini.

A stupirci è anche la modalità della comunicazione: a fronte della richiesta di patrocinio inviata il 14 marzo, eravamo da giorni in attesa di essere convocati dal presidente Rossi per presentare l’iniziativa. Durante l’incontro avremmo voluto confrontarci con lui, portando a sostegno della richiesta le tante regioni italiane che negli ultimi anni hanno scelto di patrocinare i pride: la Toscana, il Lazio, l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia…

L’incontro promesso non è mai avvenuto e il rifiuto del patrocinio è stato comunicato con una lettera protocollata della Provincia indirizzata al comitato territoriale di Arcigay del Trentino.

«La presentazione di un folto programma di iniziative fortemente eterogenee e diversificate […] – recita la lettera – preclude una valutazione finalizzata alla concessione generalizzata di patrocinio che, anziché avere valenza di specifico ed effettivo riconoscimento morale e di simbolica adesione ad un’iniziativa ritenuta meritevole di apprezzamento, assumerebbe il mero carattere di un generico ed asettico consenso allo svolgimento dell’iniziativa medesima». Al presidente Rossi vorremmo dire che non abbiamo bisogno del ‘consenso’ della Provincia di Trento per organizzare il Dolomiti Pride. Volevamo il suo appoggio, il suo sostegno, il riconoscimento del pieno diritto di cittadinanza alle persone LGBT+ che le istituzioni invece in questo modo mortificano e umiliano.

«La parata nel centro della città – prosegue la lettera di Rossi – assume un aspetto più di folclore e di esibizionismo che sicuramente non apporta alcun contributo alla crescita e valorizzazione della società trentina e della sua immagine». Queste parole seppelliscono il lavoro che le associazioni che organizzano il Dolomiti Pride stanno svolgendo da anni sul territorio. Un lavoro che si è tradotto in moltissime iniziative, partecipate, accolte e animate da tutta la comunità trentina. Un lavoro che evidentemente il presidente Rossi non ha mai condiviso, o capito. In molte città d’Italia, d’Europa e del mondo i rappresentanti delle istituzioni sfilano in quelli che Rossi definisce momenti “di folclore e di esibizionismo”. Mai avremmo immaginato di leggere parole tanto gravi e – ci si permetta – così poco accorte da parte del più alto rappresentante delle nostre istituzioni.

Il pride, scrive Rossi, «non apporta alcun contributo alla crescita e valorizzazione della società trentina e della sua immagine». Sappiamo bene quanto il Trentino coltivi e promuova la propria immagine. Un territorio all’avanguardia, aperto alla contaminazione, la Silicon Valley d’Italia, con un’università prestigiosa e centri di ricerca internazionali. Un territorio aperto, accogliente, vissuto da migliaia di studenti e ricercatori provenienti da tutto il mondo. Quanto è distante questa narrazione da quella di chiusura e arretratezza che comunica la lettera di Ugo Rossi?

«Si tratta di un evento che potrebbe generare una forte contrapposizione e quindi disinteresse e distacco su temi importanti che, diversamente, richiedono partecipazione, confronto e discussione fra le diverse posizioni e idee»: il Dolomiti Pride si compone di un calendario di oltre 70 eventi, a conclusione dei quali si svolgerà un grande corteo. Ci saranno momenti per riflettere, per ragionare, per confrontarsi e per divertirsi. Non un evento calato dall’alto, ma il coronamento di un percorso che le associazioni promotrici hanno cominciato molti anni fa. Siamo disponibili a confrontarci con tutte e tutti, ma non a mettere in discussione i principi che la stessa amministrazione provinciale ha sottoscritto entrando a far parte di RE.A.DY, la Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni contro le Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

La lettera sottoscritta dal presidente Rossi si conclude con l’invito a inviare richieste di patrocinio singole per ciascuno dei 70 eventi previsti. A esclusione del corteo del 9 giugno, naturalmente, sul quale l’opinione del presidente ci pare abbastanza chiara.

Non accettiamo che i miopi giochi di riposizionamento politico in vista delle prossime elezioni provinciali avvengano sulla pelle della comunità LGBT+ e di chi crede nei suoi diritti. Svilire il significato del pride condanna all’invisibilità le tante persone che ancora non si sono accettate. Pensiamo ai tanti e alle tante giovani che nelle nostre città o nei piccoli centri vivono la propria condizione con paura e disagio e che di fronte a questa presa di posizione si sentono ulteriormente isolati e discriminati.

D’altronde il Pride è nato proprio per dare visibilità alle persone LGBT+ e per abbattere i pregiudizi sociali di cui ancora sono vittime.

Auspichiamo ora che all’interno della maggioranza che governa la nostra Provincia le forze che si riconoscono nei valori di inclusione, rispetto e libertà prendano una posizione netta a favore del Dolomiti Pride, inteso come gioioso e forte momento di rivendicazione e orgoglio per tutta la comunità LGBT+ trentina.

A questo link è disponibile la lettera della Provincia con il rifiuto alla richiesta di patrocinio:
Documento_Principale_PAT_RFP326-27_03_2018-0185117 (1)

Categorie: news